Castello Grifeo  grifone

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SALONE DELLA ARMI

stemma

Il portale che da accesso alla sala del trono è sormontato da un basso rilievo marmoreo opera dell’importante artista dalmata Francesco  Laurana  che ebbe bottega a Partanna nel 1468.  
Accendendo alla Sala del Trono o Salone delle Armi si ammira un affresco parietale, unico superstite dei quattro che adornavano l’ambiente, che raffigura l’uccisione dell’arabo Mokarta ad opera di Giovanni I Grifeo, intervenuto per salvare la vita al Gran Conte Ruggero durante la liberazione della Sicilia dagli Arabi da parte dei Normanni. Fu a seguito di questa battaglia che i Grifeo ricevettero da Ruggero II nell’aprile del 1139 il casale di Partanna. Nell’affresco si vede l’arabo disteso per terra con indosso il tipico turbante mentre viene colpito da Giovanni I Grifeo, la scena si svolge a Mazara del Vallo fortezza araba dell’epoca. La città è rappresentata sullo sfondo dell’affresco in cui si riconosce la Cattedrale che ancora oggi mostra in un basso rilievo presente sul portale principale la stessa scena della pittura parietale del Castello Grifeo.

affresco cavalleresco

Sullo scudo sotto il simbolo araldico del Grifone una scritta commemorativa ricorda l’investitura ufficiale a barone di Giovanni II Grifeo ad opera di Re Ruggero II e la seconda investitura a Goffredo I, quarto barone di Partanna ad opera dell’Imperatore Federico II nel 1243 per i suoi meriti di condottiero al fianco del sovrano.

scudo

Oggi il salone delle armi è stato trasformato in Pinacoteca in cui si possono osservare diverse tele provenienti da alcune chiese distrutte in seguito al sisma del 1968 che colpì l’intera valle del Belìce.

Accendendo alla Sala delle Armi ci troviamo di fronte la tela raffigurante san Tommaso da Villanova definita dal sacerdote storico locale Giuseppe Mendolia, vissuto nel Settecento di «eccellentissima pittura». L'opera di autore ignoto risale alla seconda metà del XVII secolo, originariamente era conservata nella chiesa di San Nicolò da Tolentino, esposta nella cappella appartenete alla famiglia Mendolia di Partanna decorata con un apparato scultoreo in stucco opera dello scultore mazarese Silvestre Ratto nel 1665.

t

Procedendo verso destra ci troviamo di fronte alla pala d’altare raffigurante la Madonna del Rosario con Santi. L’opera proveniente dalla chiesa di San Francesco d’Assisi è dell’importante artista Simone de Wobreck, pittore fiammingo nato a Haarlem in Olanda nella seconda metà del Cinquecento e attivo in Sicilia tra il 1557 e il 1585. Gli storici Meli (1878) e Di Marzo (1912) citano l’autore tra le maestranze fiamminghe e olandesi trasferitesi in Sicilia. Nel 1558, Simone de Wobrek, giunge a Palermo dove si impegna con i frati Benedettini del Monastero di San Martino delle Scale dipingendo la Cena di Gesù. È a partire da questo periodo che per circa trent'anni opererà nell'isola producendo una gran quantità di opere che mostreranno inizialmente una vivace cromia di stampo fiammingo e una contestuale attenzione al dato naturalistico e alla maniera di Vincenzo degli Azani da Pavia, di cui riprende modi, temi e figure aggiornandole secondo la sua personale maniera.

rosariorosario

La tavola proveniente dalla chiesa, ormai diruta, di San Francesco datata 1585  raffigura la Madonna del Rosario con Santi, tema toccato altre volte dall’artista che realizzò altre pale simili per la chiesa di San Giacomo dei Militari, oggi conservata all'interno della Caserma della Legione dei Carabinieri di Palermo e per la chiesa del Rosario di Isnello. Tuttavia l’opera ricorda per impostazione iconografica e per cromie la tavola raffigurante la Madonna del Rosario con i SS. Cristina, Domenico, Vincenzo Ferreri, e Ninfa di Vincenzo degli Azani da Pavia, datata 1540 conservata presso la Chiesa di San Domenico di Palermo (nella foto a destra). Effettivamente la Pala di Partanna presenta la stessa impostazione iconografica di questa, partendo da destra possiamo osservare nel quadro centrale Santa Cristina riconoscibile per la grossa macina che l’affianca suo attributo iconografico, san Domenico colto nell’atto di ricevere il  rosario dal bambino Gesù mentre con la mano sinistra tiene il giglio, San Vincenzo Ferreri con il libro aperto che probabilmente recitava il versetto dell'apocalisse di Giovanni: “Timete Deum et date illi honorem quia venit hora judici eius” (Temete Dio e dategli onore poiché è giunta l'ora del suo giudizio”) e Santa Ninfa con il suo tipico vaso di fuoco in mano. L’opera nel 1910 fu portata presso i depositi della galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo in seguito ad un atto vandalico perpetrato da un sacrista. La scena principale ormai deturpata è circondata  da 15 formelle raffiguranti i Misteri del Rosario, mentre nella lunetta superiore è riprodotto il paradiso terrestre con la raffigurazione della Trinità. In basso nella zona centrale della predella si può ammirare la deposizione dalla croce. Ai lati della scena centrale in basso sono raffigurati i due committenti dell’opera, sullo sfondo invece è raffigurata la battaglia di Lepanto  svoltasi  il 7 ottobre del 1571, nella quale la flotta della Lega Santa (formata da Spagna, Repubblica di Venezia e Stato della Chiesa) sconfisse quella dell'Impero Ottomano identificabile nel dipinto per la bandiera con l’aquila a due teste. Effettivamente la Chiesa cattolica celebra la festa della Madonna del Rosario il 7 ottobre di ogni anno. Questa festa fu istituita con il nome di "Madonna della Vittoria" dal papa Pio V a perenne ricordo della battaglia di Lepanto.

Procedendo sulla destra, al centro della sala possiamo ammirare la tela raffigurante l’Adorazione dei Pastori. La tela, proveniente dalla chiesa di San Nicolò da Tolentino, secondo lo storico Giuseppe Mendolia fu «realizzata da un tal Di Roccolo alla fine del 1600».

Adorazione Pastori

Continuando la visita sul lato destro della parete possiamo ammirare un’altra grande tela proveniente sempre dalla chiesa di san Nicolò da Tolentino raffigurante sant’Agostino tra Cristo Risorto e la Vergine. Il Santo Vescovo è rappresentato in estasi mentre attende di essere "alimentato dal sangue di Cristo e dal latte della Vergine", per nutrire la sua fede e la sua teologia. Si narra infatti che Sant’Agostino pregando innanzi ai due esclamò: «hinc lactor ab ubere, hinc pascor a vulnere; positus in medio, quo me vertam nescio»/«da una parte le dolcezze di Maria, dall'altra le piaghe sanguinanti del Signore; posto tra questi due amori, mi trovo nell'imbarazzo della prima invocazione!».  L'episodio è relativo ad una leggenda che nasce probabilmente in Italia a cui diversi pittori si sono ispirati per la rappresentazione iconografica del Santo. La tela in mostra al Castello Grifeo risulta essere «una pittura celebre ed antica» definita così già nel 1700 dallo storico locale sacerdote Giuseppe Mendolia. L’opera fu restaurata nel lontano 1937 da Alfredo Valenti pittore partannese.

agostino

Dopo l’affresco cavalleresco possiamo osservare un frammento della decorazione parietale che ornava anticamente tutte le pareti della sala. Scandito da colonne e maestose cornucopie floreali fu rinvenuto durante l’ultimo intervento di restauro. Procedendo sulla destra possiamo ammirare un altro grande dipinto ad olio su tela raffigurante l’Adorazione dei Magi proveniente dalla chiesa di San Nicolò da Tolentino, dove era anticamente collocato con l'Adorazione dei Pastori nell’area presbiterale

magi

A destra possiamo ammirare, sulla parete laterale, un dipinto ad olio su tela raffigurante san Gaetano. L’opera di cui non si conosce l’autore è comunque riconducibile alla scuola trapanese del XVIII secolo (Andrea Carreca, Domenico La Bruna, ecc).

gaetano

Alle spalle della tela raffigurante l’Adorazione dei Magi è esposto un altro dipinto ad olio su tela raffigurante San Guglielmo duca di Aquitania sempre proveniente dalla chiesa san Nicolò da Tolentino databile tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo.

san guglielmo

 

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Castello Grifeo Partanna - 91028 PARTANNA - tel: 0924923970